Il Ristorante
in piazza
Cucina a base di patate in Piazza Giovanni XXIII: tutte le sere dalle 19.00, sabato e domenica anche a pranzo dalle 12.00. Servizio ai tavoli, posti al coperto e niente code alle casse.
«In piazza porto la mia cucina, ed ogni piatto nasce dall'impegno di una squadra di collaboratori e volontari che condivide la stessa passione. Insieme scegliamo gli ingredienti e curiamo ogni dettaglio. Perché anche una festa di paese merita l'anima di una grande tavola.»
Suo è il Pan del Volta, il dolce nato per la Sagra della Patata e battezzato con il nome dello scienziato che la patata la portò a Lazzate.
La prenotazione non è obbligatoria: una parte dei posti resta libera per chi arriva all'ingresso.
Sabato 26 e domenica 27 il ristorante apre anche a pranzo.
(salvo variazioni per necessità)
Tradizione e gusto sotto il grande tendone
Il cuore della sagra è il grande tendone in Piazza Giovanni XXIII: ogni sera ci si siede in più di mille, al coperto e serviti al tavolo. Il menù è un omaggio alla cucina di casa, con la patata protagonista.
C'è la pulenta de pomm de tera, il piatto simbolo della tradizione lazzatese, e il frico friulano di formaggio e patate. Ci sono i pizzoccheri della Valtellina e gli gnocchi al ragù di selvaggina, per chi cerca sapori più decisi, e le grigliate preparate dai nostri cuochi. E si chiude con il Pan del Volta, il dolce che porta il nome dello scienziato che qui portò la patata.
La crema Parmentier
Qui alla sagra si assaggia un pezzo di storia della patata e dell’umanità.
Crema di patate e porri con i crostini. Porta il nome di Antoine-Augustin Parmentier, il farmacista che convinse la Francia a mangiare le patate negli stessi anni in cui Volta convinceva Lazzate: due uomini, la stessa battaglia, il cibo che ha tolto l’Europa dalla fame.
Da noi si mangia a duecento metri dalla casa di Volta. Non capita altrove.
Perché la patata a Lazzate →
La pulenta de pomm de tera
Patate, burro, aglio, sale. Quattro ingredienti: tutto quello che c’era.
Il nostro piatto più lazzatese è anche il più povero: patate lessate e schiacciate con la forchetta, burro rosolato con l’aglio versato sopra. Si chiama «polenta» perché prendeva il posto di quella di mais quando il mais mancava.
È la prova di come la patata sia stata la regina della tavola dei poveri: cresceva dove il grano non veniva, si conservava d’inverno, riempiva. E la si valorizzava con quel poco che c’era in casa. Alla sagra la serviamo tutte le sere.
La ricetta originale →Il tendone nelle edizioni passate
Oltre cinquecento posti al coperto in Piazza Giovanni XXIII, serviti ai tavoli dai volontari delle associazioni cittadine.
Il tendone al completo
Le tavolate
La cena in piazza
I volontari
Il servizio ai tavoli
Le serate in musica
«Noi l'abbiamo assaggiata… e non più dimenticata», «Se assaggi la nostra patata… sarai allegro tutta la giornata»: le rime che i volontari della sagra portano addosso in piazza per quattro giorni.




